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“SHIT!” - Cronaca di un cortometraggio

Shit!” è nato perchè avevo l’esigenza di realizzare un cortometraggio in pellicola, in perfetta autonomia e senza dover dipendere economicamente da nessuno. Volevo dimostrare, prima di tutti a me stesso, che ero in grado di muovere la macchina da presa realizzando un piccolo racconto cinematografico.

Avevo 22 anni e realizzare “Shit!” sarebbe stato come realizzare un “biglietto da visita” professionale. Una volta realizzato potevo mostrarlo ad eventuali produttori che potevano così valutare le mie capacità partendo da un lavoro già compiuto.

 

L’IDEA

Nel 1995, tra il lavoro di assistente alla regia, quello di fotografo di scena e di realizzatore di backstage, ho capito che si diventa registi nell’istante stesso in cui si decide di diventarlo. Però avevo bisogno di una storia da raccontare per esserlo fino in fondo. Mi serviva, quindi, un’idea.

La ricerca dell’idea giusta è durata mesi. Pensavo solo a questo, ogni giorno. A causa della quasi totale assenza di risorse economiche, il limite con cui dovevo fare i conti era di trovare una storia che si potesse realizzare con pochi soldi e in pochi giorni.

L’idea me l’ha suggerita Alessandra La Capria. Si ricordò di un fumetto che l’aveva colpita molti anni prima e realizzato da un suo compagno di liceo, Andrea Ricci. Il fumetto visualizzava un individuo seduto sulla tazza del gabinetto che si sottoponeva a uno sforzo enorme fino ad esplodere. Ecco finalmente un’idea interessante da poter sviluppare. Ma sarà anche economica?

Intanto scrissi il soggetto ed elaborai uno storyboard molto dettagliato.

 

COPRODUZIONE

Poiché l’idea che avevo elaborato richiedeva l’uso di effetti speciali, mi sono rivolto ad un mio amico del liceo, Tommaso Ragnisco (nella foto, a sinistra, col collaboratore Alessandro Spalletta) famoso già allora per la sua abilità nel make-up e nel realizzare modellini di mostri e astronavi.

Anche lui era agli inizi e aveva la mia stessa esigenza di realizzare un proprio “biglietto da visita”.

Unite le forze e gli entusiasmi, abbiamo deciso di produrre insieme “Shit!”, facendo leva sulle nostre sole risorse finanziarie, esigue ma sufficienti a coprire almeno le spese essenziali.

 

TROUPE

Risolti i problemi economici bisognava pensare alle persone da coinvolgere nel progetto. La prima persona da contattare era il direttore della fotografia, col quale affrontare il problema principale: come contenere i costi ottenendo il massimo dei risultati espressivi e visivi.

La scelta è caduta su Vincenzo Marinese (nella foto alla MdP).

L’avevo conosciuto sul set di “Cerca nel cuore”, un videoclip di Ligabue diretto da Alex Infascelli. Io facevo l’assistente di produzione e giravo il backstage. Vincenzo era l’operatore di macchina. Gli ho raccontato il soggetto e gli ho mostrato lo storyboard. E lui ha accettato.

Abbiamo deciso, sempre per ragioni economiche, che il corto si doveva girare in 16 mm invece che in 35 mm e che la pellicola doveva essere in bianco e nero.

Bianco e nero sia per motivi artistici, sia per evitare di visualizzare in maniera troppo realistica e disgustosa il colore della massa di escrementi, protagonista assoluta nella parte finale del corto.

La troupe cinematografica sul set più che ridotta era essenziale: esclusi i ragazzi che lavoravano agli effetti speciali, eravamo Vincenzo, un suo assistente ed io. Vincenzo ed io ci alternavamo alla macchina da presa. Lui faceva anche da macchinista ed elettricista.

A lavorazione iniziata si sono poi aggiunti mio cugino Fabrizio Acampora e Cosimo Alemà che ci aiutava con i trasporti di materiali tecnici e con la consegna della pellicola al laboratorio.

Più altri preziosi volontari/amici in continuo passaggio, che ci hanno sostenuto durante le riprese e che si sono occupati un po’ di tutto.

 

SCENOGRAFIA

A rafforzare l’idea del prodotto ‘fai da te’ ha contribuito Armando Profumi, realizzando con mezzi poverissimi la scenografia del bagno, aiutato da suo figlio Emanuele.

La scenografia del bagno è stata realizzata con pareti mobili, in modo da facilitare il movimento della Mdp all’interno di un luogo così angusto come quello di un bagno pubblico, l’unico ambiente nel quale si svolge il cortometraggio.

Le pareti, costruite in legno, erano state ricavate dai resti malconci della scenografia usata da Alex Infascelli per un altro suo videoclip, “Le cose che abbiamo in comune” di Daniele Silvestri, sul set del quale avevo lavorato sempre come assistente di produzione e immancabilmente come ‘backstagista’. Tommaso ed io abbiamo caricato le pareti in legno su un furgone sgangherato che ci avevano prestato e le abbiamo trasportate nello studio di Tommaso, il “21st Century design”, che sarebbe poi diventato il set delle riprese.

 

EFFETTI SPECIALI

Mentre Armando, seguendo le linee trasversali delle mattonelle dello studio, costruiva la struttura mobile delle pareti del bagno, nella stanza accanto, Tommaso Ragnisco e Alessandro Spalletta realizzavano minuziosamente i vari effetti speciali che avremmo usato nel corto: una mosca gigante (nella foto sulle spalle di Fabrizio) per l’inquadratura in cui l’attrice del corto e la mosca si guardano negli occhi prima dell’esplosione finale, la maschera dell’iper-sforzo dell’attrice, e il perfetto modellino in scala del bagno e di Isa Gallinelli per la scena dell’esplosione. Ma soprattutto elaboravano la ricetta per realizzare una cacca cinematograficamente credibile, assemblando colorante, colla di pesce, segatura e chissà quale altro misterioso ingrediente. Comunque altrettanto maleodorante.

 

PAUSA PRANZO

Al posto dei tradizionali e cestini, Cristina (nella foto mentre “presta” la sua mano per la ripresa finale), assistente agli effetti speciali oltre che compagna di Tommaso, preparava da mangiare alla piccola ma affamata troupe: una fondamentale pasta calda, al dente e saporita.

Mangiavamo dove capitava, circondati dalle pareti del putrido bagno finto ma realistico e dagli effetti speciali realizzati negli anni da Tommaso (tra i quali mostri squartati con gli occhi fuori dalle orbite e teste insanguinate). Qualcuno di noi preferiva consumare il pasto sulle scale del pianerottolo, spiato da qualche vicino curioso e intenerito da quello spettacolo di folklore cinematografico.

 

ISA GALLINELLI

Senza la presenza di Isa Gallinelli sicuramente il corto avrebbe avuto un altro risultato. Non riesco a visualizzare “Shit!” senza di lei. Sono andato a proporre ad Isa la parte dell’unica protagonista del corto (esclusa la mosca) sul set di “Caro maestro” sul quale lavorava come attrice.

Durante una pausa delle riprese sono entrato nel suo camerino e le ho allungato i due fogli spiegazzati sui quali avevo scritto il soggetto del corto. Lei li ha voluti leggere subito davanti a me. Dato il contenuto un po’ forte di “Shit!” non era scontata la sua adesione, ma la sua sonora risata a fine lettura ha sciolto ogni mio dubbio. Accettava la parte, ma a patto che non risultasse troppo volgare.

 

LE RIPRESE

Il corto è stato girato in cinque giorni. Isa ha dato la sua totale disponibilità per due giorni di ripresa, il venerdì e il sabato. Poiché avevamo affittato i mezzi tecnici a poche lire a patto che venissero restituiti il lunedì mattina successivo alla fine delle riprese, eravamo costretti a girare prima le inquadrature senza Isa, compresi i numerosi dettagli, e poi le inquadrature con l’attrice.

In genere si fa il contrario: prima si girano le inquadrature degli attori, quelle più larghe, e poi i relativi dettagli per evitare errori di edizione.

Comunque la scena che ci ha impegnato di più è stata proprio la prima del primo giorno. E’ la breve inquadratura dell’altro essere vivente presente nel corto oltre ad Isa, la mosca (qui di fianco il backstage di quella ripresa).

Per esigenze di copione doveva atterrare sugli escrementi appena esplosi e poi prendere il volo. Tommaso si era incaricato di catturare una mosca di corporatura robusta e di mantenerla in vita sottovetro nell’attesa di essere immortalata dai nostri ‘mezzi’ cinematografici. Per portarla sul set dovevamo aprire il barattolo/camerino nel quale passava il giorno e la notte a ripassarsi la parte, catturarla delicatamente con morbido retino e posizionarla sotto i riflettori. Ma la mosca, come un’autentica star, non appena il barattolo/camerino è stato aperto, si è messa a fare le bizze svolazzando per tutto lo studio.

Con trepidazione osservavamo tutti Tommaso che, arrampicatosi sul davanzale della finestra, cercava di riacciuffare l’indomabile insetto. Io seguivo la scena con preoccupazione: temevo che Tommaso, nella sua caccia a mani nude potesse uccidere la co-star del corto.

Per nostra fortuna (e della mosca, che è sopravvissuta anche dopo aver girato la sua scena madre) Tommaso è riuscito finalmente ad acciuffarla con una mano e senza farle alcun male, rinchiudendola nel contenitore-set, pronta per girare.

Il contenitore era pieno di un estratto di vera finta cacca ed era coperto a sua volta da un vetro sul quale abbiamo poi appoggiato l’obiettivo della Mdp.

Due nuovi problemi nascevano ora: girare prima che la condensa si formasse sul vetro del contenitore, a causa del calore provocato dalla luce che illuminava l’insetto, e far capire alla mosca l’azione che doveva compiere al momento del mio primo inutile grido: “Azione!”.

Ma mentre la pellicola girava la mosca era come pietrificata, tanto da sembrarci morta.

Con un tempismo raro al cinema, allo “Stop!” la mosca compiva la sua azione e svolazzava nel contenitore esattamente come avrei voluto che facesse. Interpretazione perfetta, ma a cinepresa spenta.

Lo spettatore che era in me rideva di gusto; il produttore che era in me, invece, soffriva pensando al tempo e al denaro che il riottoso insetto mi stava sottraendo a causa della pellicola che si sprecava; infine il regista che era in me tremava all’idea di non saper dirigere l’insetto a dovere.

Finalmente riuscimmo nell’impresa ma a caro prezzo: più della metà di una delle 4 pizze di pellicola vergine se n’era andata per una brevissima inquadratura.

Per fortuna la bravura di Isa Gallinelli ci ha fatto riguadagnare tutta la pellicola persa con la mosca. Isa non sbagliava un solo ciak. Di ogni inquadratura non abbiamo superato le tre riprese, e tutte con variazioni utilizzabili in montaggio.

Ad ogni ripresa dovevamo trattenerci per non ridere alle performance comiche di Isa. Credo che questo corto le abbia permesso di esprimere tutta la sua straordinaria potenzialità comica ed espressiva.

Dopo alcune premesse generali, le davo indicazioni di recitazione mentre la pellicola girava. Questo perché Isa, abituata ad improvvisare, non voleva provare prima le scene, ma girarle subito, d’istinto. Mentre la pellicola girava, Isa compiva delle azioni e io le dicevo di ripeterle con alcune varianti, improvvisando anch’io con lei su cosa il suo personaggio vedeva o faceva in quel momento. E Isa improvvisava meravigliosamente, mettendo in ogni gesto, in ogni espressione del suo corpo così duttile, del suo volto così mobile, una forte dose di surrealismo esilarante.

 

SVILUPPO E STAMPA

Una volta finite le riprese siamo andati tutti a vedere il girato all’Augustus Color, il laboratorio che allora si divideva tra lo sviluppo e la stampa di sceneggiati televisivi, film e corti di giovani cineasti squattrinati come noi.

La reazione che ho avuto vedendo il girato mi ha fatto, successivamente, capire le meraviglie del montaggio del suono e delle immagini: ero profondamente deluso. Durante la visone del girato ho sofferto molto. Niente corrispondeva alle mie aspettative. Ciò che vedevo era un susseguirsi di immagini mute e scollegate tra loro, prive di alcun significato logico.

Vincenzo mi rassicurava dicendomi che è una reazione normale per chi non è abituato a vedere il girato. Ma io non gli credevo e pensavo che non ne sarei venuto più a capo.

 

MONTAGGIO

Mi sono ricreduto durante il montaggio, quando il film ha iniziato a prendere realmente vita. Il montatore, Fabio Nunziata, ha tagliato con esperienza alcune scene girate ma non necessarie e ha impresso un buon ritmo al corto. Abbiamo montato con una moviola cinematografica vera e propria. Sono quindi riuscito per un pelo, prima cioè che le tecniche digitali la sostituissero quasi del tutto, a vivere l’emozione della rumorosa sala di montaggio di una volta: buia, con spezzoni di pellicola sparsi e appesi ad ogni angolo, dove ogni scena girata ha un odore e la si può toccare fisicamente, per poi attaccarla alle altre scene con lo scotch. Un’esperienza indimenticabile.

 

SUONO E MUSICHE

Dopo il montaggio, con Luigi Melchionda abbiamo realizzato gli effetti sonori e il doppiaggio della voce di Isa, realizzata da Alessandra perché Isa non era disponibile a causa di impegni di lavoro. Il tutto arricchendo la colonna sonora di musiche composte da Lilly Greco, Luigi Fontana e del grande bluesman, Roberto Ciotti.

 

L’ANTEPRIMA

Una volta finita l’opera occorreva che qualcuno la vedesse. E così abbiamo organizzato un’anteprima affittando la sala proiezione del Politecnico di Roma, dotata di soli cento posti, la metà di quelli necessari per far sedere tutti i nostri invitati. Per accontentare tutti abbiamo fatto più proiezioni e “Shit!” finalmente vedeva la luce, ovvero un pubblico.

 

DISTRIBUZIONE E FESTIVAL

Per consentire al corto di partecipare ai festival e di essere visibile al cinema, in televisione, in home video o su siti web, il corto aveva bisogno di una distribuzione. “Shit!” fu inserito da Marco Gallo e Maurizio Aprea nel loro listino di distribuzione di corti.

Negli anni “Shit!” ha partecipato alla selezione di numerosi festival e rassegne internazionali: alla prima edizione del Sacher Festival 1996 di Nanni Moretti, al N.I.C.E. festival di New York 1996, alla rassegna dei migliori corti del mondo di Chicago 1997 e di Toronto 1997, al festival del cinema fantastico di Bruxelles ‘97, al festival del cinema comico di Vevey 1997, in Svizzera, dove ha vinto il “Grand prix” e poi ad altri festival in Cile, Inghilterra, Germania oltre che a numerosi festival in Italia.

Shit!” è stato in seguito acquistato da numerose emittenti televisive italiane ed estere. Partendo con l’intenzione di realizzare un semplice “biglietto da visita”, Tommaso ed io (insieme nella foto qui sopra) avevamo prodotto un cortometraggio vero e proprio, riconosciuto ed apprezzato internazionalmente. Convinti di investire a fondo perduto, abbiamo ripagato interamente le spese di produzione. Non ce lo saremmo mai aspettati.

(Alcune delle foto sono state realizzate da Andrea Mosso e Patrizia Casetta)